[ Joey The Tempest ]

[05 f] [ FIFA World Cup 2006 #3 - Cristian Zaccardo ] =>
[05 e] [ Il discorso (dialoghi di posta elettronica da Milano a Bologna e ritorno) ] =>
[05 d] [ Messaggio per un amore a intermittenza ] =>
[05 c] [ Mail Joey ] =>
[05 b] [ Messaggio per un amore che trafigge ] =>
[05 a] [ FIFA World Cup 2006 #2 - Simone Perrotta ] =>
[04 c] [ FIFA World Cup 2006 #1 - Era il 10 luglio 2006 ed era passato un giorno uno dalla vittoria grande ] =>
[04 b] [ Every night a dj saves my life - Senza di loro le mie orecchie non potrebbero sopravvivere - Ascolto #3 ] =>
[04 a] [ Guy Robin e l'angelo denutrito ] =>
[03 e] [ Stasera (in ordine sparso) sono #1 ] =>
[03 d] [ Dentro giorni mediamente non medi #2 ] =>
[03 c] [ Poesia per la signora Ridolfi di Milano Marittima che ci affitta per la volta numero cinque in fila l'appartamento sotto il proprio a Milano Marittima appunto maggio giugno luglio che più umido non esiste lo sanno i miei capelli che diventano lana mentre Paolo asciuga le lenzuola con il phon e lei la signora Ridolfi che ci controlla i rientri annaffiando guarda caso il giardino all'alba e vorrebbe urlare basta con codeste donne basta e non sono certo che non sia in realtà una spia pagata da mia nonna o dal gommista ] =>
[03 b] [ Guardo #1 ] =>
[03 a] [ Dentro giorni mediamente non medi #1 ] =>
[02 c] [ Ascolto #2 ] =>
[02 b] [ Poesia per un frigorifero che vorrebbe abitare in via Leopoldo Pollak civico otto in Milano ma l'occupante del quinto piano scala A che è l'unico in necessità di adottarlo non prende iniziative in merito e ha anzi deciso di starsene bloccato in terrazza insieme a tutta l'acqua in bottiglie e il succo d'arancia finchè l'aria persevera così fredda ] =>
[02 a] [ L'amore che provo per Clarabella - SMS [] Mash Up Version ] =>
[01 e] [ Santa per un giorno, ex-santa per la vita ] =>
[01 d] [ Still kisses with saliva - L'amore conta e conta gli anni ] =>
[01 c] [ Hai detto gomme?! ] =>
[01 b] [ Ascolto #1 ] =>
[01 a] [ Still kisses with saliva ] =>




[05 f] [ FIFA World Cup 2006 #3 - Cristian Zaccardo ]

[antefatto: Kaiserslautern, 17 giugno 2006, Italia-USA 1-1 (Gilardino, aut. Zaccardo)]

Sabato della settimana passata ho visto Cristian Zaccardo, mi è successo di incontrarlo in un posto in cui in realtà non è che sia poi così difficile. Incontrarlo intendo.

E sempre, da qualche mese almeno, ogni volta in quel posto lo riconosco e ogni volta mi fermo a osservarlo così da distante, guardare Cristian Zaccardo senza essere invasivo o maleducato o, mi fermo e per qualche attimo faccio finta che non esistano le luci e la musica e il vocalist che vocalizza e persino le ballerine bellissime e le altre ragazze statuarie, bellissime anche loro pur stando immobili, mi fermo e spengo ogni cosa sovrastandola con il pensiero di come potrebbe essere essere lui.

Come potrebbe essere essere lui Cristian Zaccardo, in quell'esatto contesto festante o in una qualunque altra manifestazione pubblica della sua vita di giovane calciatore, come potrebbe essere essere un campione del mondo con ragione di sorridere ma nemmeno troppa, l'unico campione del mondo duemilasei che nel corso del torneo abbia segnato a Buffon, il solo vivente del pianeta in scarpe bullonate riuscito in quei trenta giorni irreali a bucare la porta italiana escludendo Zidane.

[e che poi sia, da quella volta del bucare, praticamente scomparso]

Escludendo cioè non qualcuno indicato a caso nella massa bensì il migliore degli ultimi dieci anni, il migliore che, oltre ad avere le abilità del migliore, gioca pure per una maglia diversa e ha quindi tutti gli interessi a farlo secco. Buffon intendo.

Osservarlo così da distante e sapere se, in definitiva, Cristian Zaccardo abbia domato il rimorso o se continui invece a svegliarsi di notte, sudato, mentre, accerchiato da statunitensi sgomitanti, sta per fronteggiare una palla che in volo dalla sinistra vorrebbe inevitabilmente atterrare scivolando sul suo piede svirgolato.

E da lì rotolare goffa oltre la linea italiana.





[05 e] [ Il discorso (dialoghi di posta elettronica da Milano a Bologna e ritorno) ]

Milano: *Il discorso è che io non avrei tempo di stare qui in ufficio a fare la cazzzte che mi chiedono questi di questa agenzia viaggi, io dovrei usare il mio tempo per leggere un sacco poi anche scrivere e magari montare la lampadina nello studio in casa da me, hai capito come?*

Bologna: *Sì sì certo, capito, io per la lampadina posso pure darti una mano, basta che prima stacchi la luce eh che ho paura di rimanerci fulminato.*

M.: *Ma dai non potevi dirlo prima? Allora cosa dici ci vediamo stasera ore diciannove qui fuori dall'ufficio che andiamo a montare la lampadina nello studio in casa da me, oh grazie eh grazie.*

B.: *Sì vabbè grazie e grazie e basta, comunque se tardo un quarto d'ora mi raccomando aspettami che magari trovo traffico a Modena Nord.*

M.: *Eh dai bravo, piuttosto parti subito che tanto al lavoro non hai molto da fare mi sa.*

B.: *Sì vabbè sentilo, non hai molto da fare, senza di me qui chiude tutta la zona industriale eh.*

M.: *Sì sì d'accordo, tutta la zona industriale, hai ragione, però quanto ci sarà lì, un paio di fabbricchette, massimo massimo tre mi sa.*

B.: *Sì vabbè massimo tre, qui solo fabbriche a perdita d'occhio.*

M.: *Eh immagino.*

B.: *Immagina immagina, certo che te hai una gran immaginazione.*

M.: *Esatto, grandissima, tipo quella di quello che in via Indipendenza dipingeva i paesaggi con la montagna e il ruscello al tramonto, quello che aveva anche i cani pelosi e certi giorni suonava pure il sax...

[antefatto: per tutti gli anni delle scuole superiori e dell'università, pur se quest'ultima monca e abbandonata a essere onesti, quindi per meno anni del previsto insomma, per tutti quegli anni capitava di passeggiare a tempo perso per il centro di Bologna, via Indipendenza e strade limitrofe anche, a guardare i negozi e le commesse e le gonne dei primi caldi, e insieme ai negozi e alle commesse e alle gonne stazionava sempre nello stesso punto questo personaggio voluminoso, ben vestito e accompagnato da un gruppo di cani di razza pregiata, e da un sassofono e una grossa tela, e sulla grossa tela il personaggio voluminoso ci disegnava paesaggi che in quel punto, a metà esatta di via Indipendenza, rinchiusa com'era e tuttora è da portici e chiese ed edifici storici della Bologna vecchia, proprio non esistevano, paesaggi di montagne e corsi d'acqua e tramonti sullo sfondo, e nessuno sapeva dire esattamente dove fossero collocati, e lui nemmeno aiutava mettendo un titolo o la didascalia, e nemmeno nessuno sapeva dire se qualcuna o quantomeno una di quelle tele, a dire il vero, fosse mai stata venduta]

M.: ...e certi giorni suonava pure il sax, una volta mi sono avvicinato e pensava gli dessi dei soldi e invece sono andato lì e gliel'ho chiesto dov'è che la vedrebbe quella roba che dipinge, cioè la montagna e il ruscello, hai capito quale?*

[e una volta mi sono avvicinato al personaggio voluminoso e ben vestito, prima standogli alle spalle per guardare cosa c'era nell'esatta posizione in cui mirava lui quando stringeva gli occhi e dirigeva il pennello, stringendo anch'io gli occhi e piegando le ginocchia, infine girandogli faticosamente attorno per passare davanti e chiedere *oh ma dov'è che la vedresti te quella roba lì che dipingi eh*]

B.: *Sì sì ho capito quale, oh quello lì pigliava della roba potente per immaginare, che poi ogni tanto si fermava anche a fissare il vuoto e stringeva gli occhi come per focalizzare meglio i dettagli, boh.*

M.: *Ma, te che sei del posto, c'è ancora lì in via Indipendenza?*

B.: *Non saprei, io in centro a Bologna ci vado ormai poco ma mi pare di no, d'altronde avranno tirato giù la montagna e il ruscello per fare un centro commerciale, mica può mettersi a dipingere un centro commerciale eh.*

M.: *Certo però che un bel quadro con un centro commerciale e dietro il tramonto secondo me si vende bene sai.*

B.: *Eh immagino.*

M.: *Immagina immagina, certo che anche te hai una gran immaginazione eh.*





[05 d] [ Messaggio per un amore a intermittenza ]

Io faccio i giorni e le settimane in giro, e più o meno dimentico che ci sei, poi vengo qui e mi accorgo di essere un cretino perchè dovrei fermarmi, i chiodi infilati nelle scarpe, e non chiedere niente, di più, di te.




[05 c] [ Mail Joey ]

Mail Joey at joeythetempest[at]matteomanzini.it




[05 b] [ Messaggio per un amore che trafigge ]

Parlarti mi distrugge, parlo e ascolto ed è come se fossi ormai pieno di buchi, poi chiudo il telefono e realizzo che io, io, non posso regalarti una Classe A, e nemmeno la Turchia, e allora mi dimentico dei buchi, che li copro di plastica, e faccio finta che non sia successo niente mai, nemmeno quella volta di Milano Marittima in ottobre. EcheNONsiaSUCCESSAnemmenoLAtuaVOCEstanotte. Guida bene verso casa.




[05 a] [ FIFA World Cup 2006 #2 - Simone Perrotta ]

Succede che per sei partite Perrotta, infilato nei ventitre di Germania piuttosto sul filo di lana, e infilato persino negli undici per poca fortuna di Gattuso prima e di De Rossi poi, Perrotta appunto creda di essere Pavel Nedved, e nessuno riuscirebbe ad ammucchiare abbastanza motivazioni per contestarlo: gioca a sinistra, corre come un ossesso, si infila tagliando sempre la difesa opposta, cerca di concludere, ecco forse solo lì manca, solo nell'apice del concludere, manca lì quando gli arrivano dal cielo evidenti barlumi della sua reale identità di Perrotta, e non ne butta dentro mai una nemmeno.

Succede che per sei partite Perrotta creda appunto di essere Pavel Nedved, poi arriva infine la settima, la cruciale, e succede che Perrotta si svegli dal sogno e proprio nel momento meno consigliato si ricordi di essere, appunto, solo un Perrotta qualsiasi: basta clone di Pavel Nedved, basta incursioni che tagliano ogni difesa opposta, solo l'incontestabile impegno e tanto girare a vuoto.

Succede che per sei partite Perrotta appunto creda appunto di essere Pavel Nedved, poi arriva infine la settima, la finale, e succede che Perrotta si becchi la prima insufficienza del torneo.

Succede che capita, caro Perrotta, e succede che magari non eri nemmeno riuscito a dormire dall'emozione la notte prima.

[però che corsa e che cuore infiniti, caro Perrotta, per sei partite]




[04 c] [ FIFA World Cup 2006 #1 - Era il 10 luglio 2006 ed era passato un giorno uno dalla vittoria grande ]

Oggi 10 luglio 2006, il giorno dopo la vittoria grande, mi ha telefonato Emiliano Spadino per dirmi quello che esattamente pensavo senza incertezze già dalla qualificazione con l'Australia, ottavi di finale, e cioè che non tutta questa gente che si riversa in strada ha il diritto di esultare e di credersi così partecipe alla causa azzurra, azzurra anzi celeste per questioni di dimensioni. Che possiamo solo o quantomeno possiamo a molta maggior ragione noi, noi che sappiamo coniugare tempi del verbo essere più remoti del passato prossimo e che abbiamo sacrificato i nostri anni delle decadi trascorse, migliori o peggiori che fossero, a inseguire il sogno di cuoio di essere loro, a inseguire il miraggio di essere Zambrotta (io) e Toni (lui). Noi che forse oggi 10 luglio 2006, il giorno dopo la vittoria grande, siamo anche un pochino invidiosi ma va bene così.




[04 b] [ Every night a dj saves my life - Senza di loro le mie orecchie non potrebbero sopravvivere - Ascolto #3 ]

Se dovessi sposarmi oggi la chiesa avrebbe luci davvero basse e poco lucide, tanto blu e tanto viola per intenderci, e il gruppo del coro non servirebbe e al posto del gruppo del coro ci starebbero due cd player e un mixer e un amplificatore con le casse, tante casse con tanto volume per intenderci, e a selezionare i dischi metterei, in ordine di preferenza decrescente, uno di questi cinque nomi senza i quali al momento le mie orecchie non potrebbero sopravvivere.

Smokin Jo.
Tiefschwarz.
Cirillo.
M.A.N.D.Y..
James Priestley (Secret Sundaze).

Che poi il mio top dj sia donna, Smokin Jo appunto, risulta come una delle due anomalie miracolose di questo anno duemilasei. Anno di grande grazia.

[l'altra, la seconda delle due, è il non essermi lanciato di gioia dal quinto piano quando Fabio Grosso ha centrato l'angolo tedesco dove nessuna mano poteva arrivare]




[04 a] [ Guy Robin e l'angelo denutrito ]

Guardo le foto delle serate che i miei fratelli di Ibiza fanno nella Londra di inizio autunno, tutti quanti ad aspettare la big bloody reunion del 25 novembre 2006, e Paul sembra Robin, Guy Robin a dir la verità, una verità di smalti e rossetti e brillantini, e Cecilie è lo stesso angelo denutrito di quel pomeriggio in cui stavo seduto su un marciapiede di Hackney Road e lei camminava e camminando la guardavo per la prima volta diventare sempre più grande.

[e camminando mi sarebbe piaciuto per la prima volta starle di fianco e giocare ai soldati-bambini che sincronizzano i passi, e sfiorarle di tanto in tanto le mani]

Guy Robin e l'angelo denutrito =>




[03 e] [ Stasera (in ordine sparso) sono #1 ]

Stasera (in ordine sparso) sono.
In sciopero degli affetti.
Dressed to impress.
La carta della copertina di i-D #264: io e Gisele Bundchen una cosa sola.




[03 d] [ Dentro giorni mediamente non medi #2 ]

Ridotto così, massacrato nelle questioni personali, quello che faccio è piegarmi su me stesso, ripiegarmi, ricavare prima due mezzi poi quattro quarti sovrapposti e starci fermo immobile in queste sembianze da cartone, cartone da imballo, stratificato per offrire poca superficie alla pioggia che picchietta e piaga lo stomaco, compatto per fingere di credermi spesso, grosso, e non fragile.

Vorrei che i miei affetti non si infilassero più nei soliti vicoli chiusi, chiusi infine da muri che non si spostano nemmeno per miracolo, chiusi che si arriva allora a toccarli e a scriverci sopra, inevitabilmente scrivere a turno sopra i muri, *vattene. per sempre*, *come vuoi. me ne vado. per sempre*.

Per e sempre sono due parole affilate, probabilmente terribili se messe vicine.




[03 c] [ Poesia per la signora Ridolfi di Milano Marittima che ci affitta per la volta numero cinque in fila l'appartamento sotto il proprio a Milano Marittima appunto maggio giugno luglio che più umido non esiste lo sanno i miei capelli che diventano lana mentre Paolo asciuga le lenzuola con il phon e lei la signora Ridolfi che ci controlla i rientri annaffiando guarda caso il giardino all'alba e vorrebbe urlare basta con codeste donne basta e non sono certo che non sia in realtà una spia pagata da mia nonna o dal gommista ]

Evitate

scenate

dalle balconate.

Altrimenti non incassate.




[03 b] [ Guardo #1 ]

Guardo.
Vincent Gallo in "Buffalo '66".
Stefano Accorsi in "Santa Maradona".
Jenna Jameson in "Smells Like Sex".
International Deejay Gigolo Records in "Freak Show".




[03 a] [ Dentro giorni mediamente non medi #1 ]

Visto l'espandersi senza freno di norme comportamentali interne all'ufficio-caserma tra le quali recentissimamente spiccano:
  • divieto di tenere i telefoni cellulari accesi e comunque visibili sul tavolo di lavoro
  • divieto di raduno in gruppi superiori alle tre unità nei pressi del distibutore delle bevande
  • divieto generico di accesso a Internet.
Visto l'espandersi senza freno, si diceva, di tali norme comportamentali interne all'ufficio-caserma, stamattina sono entrato nelle stanze del sovrapposto per titoli e stipendio, del capo insomma, e gliel'ho detto, gli ho detto **sì sì togli pure anche Internet e rompimi pure i coglioni per altri duecento divieti che arriveranno poi ti presenti qui nell'ufficio-caserma una mattina una bella mattina alle ore undici come al solito e ti guardi in giro e io non ci sono e tu *eh ma Joey dov'è Joey dov'è* e a quel punto mi telefoni e io rispondo e senti la musica in sottofondo *pepe pepepepeee pepe pepepepeee pepeeeeeeee* allora ascolta e memorizza bene che quella è l'ultima volta che mi rintracci perchè sono atterrato a Buzios, Brasile, da un secondo poi cambio numero del cellulare anzi lo lascio direttamente a Ronaldinho e addio col cazzo che mi trovi più**, ecco proprio così gli ho detto.


[*pepe pepepepeee pepe pepepepeee pepeeeeeeee* si balla in trenino come da Costanzo alla domenica pomeriggio]




[02 c] [ Ascolto #2 ]

Ascolto.
Alice In Chains "Jar of Flies".
Seb Fontaine / Jon Pleased Wimmin "One Half of a Whole Decade (Five Years at Ministry of Sound) - Frisky?".
Original Soundtrack from the Motion Picture "In the Mood for Love".




[02 b] [ Poesia per un frigorifero che vorrebbe abitare in via Leopoldo Pollak civico otto in Milano ma l'occupante del quinto piano scala A che è l'unico in necessità di adottarlo non prende iniziative in merito e ha anzi deciso di starsene bloccato in terrazza insieme a tutta l'acqua in bottiglie e il succo d'arancia finchè l'aria persevera così fredda ]

Aspettate

le giornate

d'estate.




[02 a] [ L'amore che provo per Clarabella - SMS [] Mash Up Version ]

Clarabella è la creatura perfetta, la combinazione senza macchie di un lato estetico disegnato dall'Arte in persona e di uno spirito forte scaltro indipendente: la massa dei capelli ricci, le labbra di fragola, le gambe sottili levigate distaccate, gli occhi vispi, la parola non banale.
Clarabella è finita tra noi con il ruolo di icona a cui tendere, spuntata dalle terre o dai mari chissà, figlia dei delfini e dei tulipani, e quando è arrivata figurava già così come adesso è: non ha avuto crescita e non invecchierà, rimane intatta e testimone che insegni alle donne come essere e agli uomini cosa volere.
L'amore che provo per Clarabella è ammirazione per una creatura perfetta.
L'amore che provo per Clarabella esiste da qualche anno, da quando ho conosciuto il posto in cui so che posso sempre vederla, e si consuma come un rito ciclico, come un susseguirsi ricorrentemente nello stesso modo di alti e bassi, di ondate e rientri, di albe e tramonti.
Capita infatti ogni volta che io mi scordi di Clarabella con l'inizio dell'autunno, perchè gli impegni da ottobre cancellano dalle mie tratte il posto in cui so che posso sempre vederla.
Allora la lascio dormire nella mia testa per tutto l'inverno e le prime primavere. Poi.
POI ARRIVA MAGGIO
Poi arriva maggio.
FINE POI ARRIVA MAGGIO
Poi arriverà maggio e la quasi estate, e l'amore che provo per Clarabella spunterà da sotto l'acqua o la terra, delfino o tulipano questo non è dato saperlo, e metterà fuori gli occhi gli zigomi le guance e poi tutto il resto fino ai piedi. Fino a oltre i piedi e non si nasconderà più per la stagione intera.
E allora camminerò felice saltellando e fischiettando.
Canticchiando i Bee Hive di "Baciami Kiss Me with Love".
E raggiungerò il posto in cui so che posso sempre vederla, fermo nel buio di tante notti a osservare in disparte.
Continuando senza incertezze se lei non si accorgerà di niente. Ammirato ammirante e felice.

[stasera eri sempre e ancora più del solito tutto quello che potrei chiedere come piccolo ricercatore di una vita soddisfatta]

E cercherò di annusarla così da lontano.
E non le dirò parola.
E non farò niente. Che non vorrei graffiare strappare rompere lei che è la combinazione perfetta.
E continuerò ancora e ancora senza incertezze se lei ancora e ancora non si accorgerà di niente. Ammirato ammirato ammirante ammirante e felice felice.
Soprattutto felice.
Finché resisterò immobile con il vestito di chi spera.
Poi in un'estate di tante, nel rito ciclico ormai piuttosto consumato, la pazienza di aspettare in disparte finirà.

[ti chiudo nella scatola delle favole da lasciar evaporare e non credevo che anche per le clarabelle esistesse un limite]

Allora mi avvicinerò piano.
E le strapperò i capelli.
E le taglierò la gola.
Poi toglierò i Bee Hive metterò i Crematory e me ne andrò a bere una cioccolata.
NON DOVEVA
Non doveva non accorgersi di me in disparte.
FINE NON DOVEVA




[01 e] [ Santa per un giorno, ex-santa per la vita ]

Ritrovarsi dopo un decennio "Porci con le ali" tra le mani e scoprirlo elevato di cento piani da una prefazione per la quale Lidia Ravera non può che soggiornare nel paradiso degli inchiostri.

[Rocco e Antonia (Marco Lombardo Radice e Lidia Ravera) - Porci con le ali - Oscar Mondadori]

Sono due le cose che più delle altre mi uccidono in questa vita: la nostalgia diretta e la nostalgia percepita.




[01 d] [ Still kisses with saliva - L'amore conta e conta gli anni ]

[che però non c'è stato solo questo non ci sono state solo le note in dote nota uno e nota due. che oltre le bilance e le sigarette hanno fatto capolino anche le notti di vaniglia di un telefono acceso solo per lei. di un telefono acceso qualunque cosa necessitasse mentre i miei occhi erano spenti e il mio cuore finalmente calmo. che fosse una lei stordita una lei d'insonnia una lei ubriaca una lei stanca di ritorno dal lavoro una lei di succo d'ananas e di libri da leggere in un angolo a toccare l'alba una lei pigiama party. o semplicemente una lei il cui concetto di urgenza non prevedesse l'attendere il domani di turno e la luce per passeggiarmi nelle orecchie. che oltre le bilance e le sigarette hanno quindi fatto capolino tante forse tutte le possibili notti di vaniglia e di fragola di uno dei miei ad aspettare e di lei con nessun dubbio di lei che tra i tanti numeri del sottoscritto avrebbe scelto quello vivo per dire piano con voce sfinita pressochè transessuale. buongiorno. signorino]

[buongiorno signorina]

[buongiorno signorino sto per chiudere gli occhi. gli occhi cinesi qui nel mio lettino e ho appena scritto il tuo nome sul braccio. che mattina o pomeriggio che sia domani alla sveglia potremo sbattere la testa in questo soffitto troppo basso. insieme]

[buongiorno signorina mi piace quando facciamo le cose. insieme. buonanotte. signorina]




[01 c] [ Hai detto gomme?! ]

E' mattina e necessito di qualcuno che mi controlli le gomme della macchina. Controlli e gonfi anzi controllasse e gonfiasse (desiderato) che la de-pressione la si nota da settimane forse mesi.
Il regolario dell'automobilista manualmente dis-abilitato dice che nessun benzinaio sarà mai d'aiuto attivo se non per il prestito della colonnina dell'aria. Allora cerco un gommista.
Cerco e trovo un gommista e il signor gommista è in piedi sul bordo della strada a fare un cazzo se non fumarsi una sigaretta. Ore otto e un minuto.

*Buongiorno signor gommista devo controllare la de-pressione delle gomme potrebbe aiutarmi? Ovvio che pago.*
*Gomme?! C'è la colonnina dell'aria fai-da-te.*
*Ha ragione però sono manualmente dis-abilitato non è che potrebbe farlo con me? Ovvio che pago.*
*...*
*Dicevo che ha ragione però sono manualmente dis-abilitato non è che potrebbe fare con me il controllo della de-pressione delle gomme? Ovvio che pago.*
*Gomme?! C'è la colonnina dell'aria fai-da-te.*

Evidentemente ho davanti il signor garzone del signor gommista il quale è stato istruito secondo un pattern ben preciso: senti gomme / rispondi colonnina.
Avvicino la colonnina che nemmeno simula un sorriso e so che resterò de-presso anche oggi.
Prima di andarmene ripasso dal signor garzone del signor gommista e verifico il pattern. Esclamo.

*Gomme.*
Essenziale.
*Gomme?! C'è la colonnina dell'aria fai-da-te.*

*Garzone ciaO Mi Manda Emiliano.*
Decomposto.
*Gomme?! C'è la colonnina dell'aria fai-da-te.*

*Sgusa ho abbena faddo benzina gomme bosso bagare?*
Raffreddato.
*Gomme?! C'è la colonnina dell'aria fai-da-te.*

Pattern attivo.
Rinuncio e mi dirigo alla colazione. Per fortuna il mio signor barista è un tizio gentile e manualmente abilitato che legge solo riviste tipo Auto, Auto Oggi, Super Auto, Super Auto Oggi.

[Super Oggi ancora non arriva]

Il mio signor barista dice che la colonnina dell'aria fai-da-te è facile, mi spiega bene come addomesticarla e mi instrada verso il benzinaio.
Conosco il regolario e nessun benzinaio sarà mai d'aiuto attivo quindi cambio domanda.

*Buongiorno signor benzinaio devo controllare la de-pressione delle gomme potrei usare la sua colonnina dell'aria fai-da-te? Ovvio che pago se c'è da pagare.*
Agita le mani come per dire *eh non sento eh*.
Sono a cinque metri. Mi avvicino.
*Buongiorno signor benzinaio devo controllare la de-pressione delle gomme potrei usare la sua colonnina dell'aria fai-da-te? Ovvio che pago se c'è da pagare.*
Agita le mani come per dire *eh non sento eh*.
Sono a due metri. Mi avvicino. Praticamente naso contro naso.
*Buongiorno signor benzinaio devo controllare la de-pressione delle gomme potrei usare la sua colonnina dell'aria fai-da-te? Ovvio che pago se c'è da pagare.*
Agita le mani come per dire *vabbè se proprio devi usarla usala eh no non è che te la faccio pesare figurati però stai attento a non rompere niente eh*.

Avvicino la colonnina che nemmeno simula un sorriso e con la guida pratica del mio signor barista negli occhi questa volta me la cavo e butto la de-pressione.
Mi sono sporcato e non posso presentarmi così in ufficio. Domando.

*Ri-buongiorno signor benzinaio ho controllato la de-pressione delle gomme potrei usare il suo bagno per mettermi in ordine? Ovvio che pago se c'è da pagare.*
Agita le mani come per dire *eh non sento eh*.
Sono a cinque metri. Mi avvicino.
*Ri-buongiorno signor benzinaio ho controllato la de-pressione delle gomme potrei usare il suo bagno per mettermi in ordine? Ovvio che pago se c'è da pagare.*
Agita le mani come per dire *eh non sento eh*.
Sono a due metri. Mi avvicino. Praticamente naso contro naso.
*Ri-buongiorno signor benzinaio ho controllato la de-pressione delle gomme potrei usare il suo bagno per mettermi in ordine? Ovvio che pago se c'è da pagare.*
Agita le mani come per dire *vabbè se proprio devi usarlo usalo eh no non è che te la faccio pesare figurati però stai attento a non rompere niente eh*.

[Agiterebbe le mani verso il pubblico come per dire *eh ma cazzo questo non spende una lira eh*]

E' cambiato il pattern: senti un tono interrogativo che non porta denaro / gesticola non sento (oppure) gesticola vabbè se proprio devi usarloa usaloa eh no non è che te la faccio pesare figurati però stai attento a non rompere niente eh.

Allora mi lavo poi carico in macchina il benzinaio e torno dal gommista e voglio vedere se gli riesce di agitare le mani come per dire *gomme*.
*Gomme?! C'è la colonnina dell'aria fai-da-te.*




[01 b] [ Ascolto #1 ]

Ascolto.
Amanda Lear "Sweet Revenge".
David Guetta "Fuck Me I'm Famous".
Fabrizio De André "In Direzione Ostinata e Contraria".
OTT "Blumenkraft".
Ricky Le Roy + Franchino "Insomnia - 24/02/1996".




[01 a] [ Still kisses with saliva ]

La mia ultima fidanzata è comparsa e svanita nel tempo di mesi a malapena, più settimane che mesi cioè, e nonostante la velocità di disgregazione dei sorrisi, delle telefonate e della spensieratezza, le è capitato di lasciare alcune note in dote. Nota uno e nota due.

Nota uno - La bilancia
La bilancia è quello che conta realmente in un rapporto a due.
La bilancia per misurare gli avvenimenti intorno, vicini ma anche lontani, e dichiararne un peso. Sempre che lo si dichiari, che a volte la cifretta fatidica non viene svelata, piuttosto segretamente annotata (in rosso) e messa da parte.
E ognuno dei due (dei due del rapporto si intende) che se ne va in giro con la rispettiva bilancia nella borsetta o nella borsona, e con il foglietto allegato pieno di numeri a crescere segnati (in rosso) di nascosto.

[e hai sorriso alla tua fu fidanzata e hai ricevuto un messaggio alle due di notte non mi dire ancora che era tua mamma. e hai masticato con la bocca spalancata e hai messo le scarpe basse anche stasera]

[e quello che per l'uno è poco per l'altro è tanto che questo tanto l'uno nemmeno se l'immagina e viceversa]

E tutti i pesi sul foglietto dell'uno e dell'altro concorrono a formare questa zavorra al collo del rapporto. Un collo solo, nonostante i due rapportanti, che nasce piccolo e fragile e a pelo dell'acqua, e se la zavorra supera diciamo l'incidenza del polistirolo niente si può fare se non annegare. Annegare o abbandonare la nave.

[una volta io e]

Una volta io e la mia ultima fidanzata eravamo al ristorante, lei diretta a infilarsi nel bagno appena accomodati, io veloce allora a frugare nella borsetta in cerca della bilancia: per tararla a mio favore, sabotarla rendendo leggeri come aria i macigni che stavo scagliando da qualche tempo. Niente di niente, della bilancia nessuna traccia. Finchè succedeva (sempre quella una volta si intende) di notare la mia borsona aperta e vuota e di precipitarmi nella zona donne e lei era lì china sulla sua a valutare il peso della mia: bilancia per misurare bilancia. Che casino.

[come la storia del cane o del gatto non mi ricordo mai che si morde la coda. che ok se la morde e siamo d'accordo ma poi che la mandi giù o la sputi non si sa]

Nota due - Le doppie sigarette
Le doppie sigarette, intese come due pacchetti di marche non omogenee, sono una necessità irrinunciabile per chi non vuole fumare ogni volta uguale.
E anche per chi non sopporta la colazione nello stesso bar.
E anche anche per chi si cambia d'abito tra il primo e il secondo tempo.
E anche anche forse per chi non sa cosa farsene di un unico partner.
Lei, la mia ultima fidanzata, per evitare l'assuefazione da univocità buttava nella borsetta sia Muratti che Marlboro Light. Appunto.

[e oltre i foglietti (in rosso) e le zavorre e i cani e i gatti e le colazioni e le Muratti quello che mi chiedo è se esista qualcuno o meglio qualcosa sul pianeta a cui non piacciano i Radiohead]




Stufff <=